Vendemmia 2020: quali prospettive?

Vendemmia 2020: quali prospettive?

Leggiamo inni di una vendemmia coi fiocchi, strombazzati da molte regioni d’Italia; quasi fosse logica la risposta che ci siamo sentiti dire in venticinque anni di frequentazioni enoiche alla domanda su come si prevedeva la raccolta imminente: ‘meglio dell’anno scorso, peggio di quello a venire’.

La verità è che i prodromi di questa vendemmia sono stati caratterizzati dall’insicurezza: l’epidemia che tutti ormai ben conosciamo ha reso precarie le prime fasi della cura nella vigna, in attesa delle decisioni governative a seguito della cogente opinione del ‘CTS’; i mercati di destinazione, poi, in particolare quelli legati alla ristorazione ed al consumo non casalingo, hanno obbligatoriamente segnato il passo: in Italia come nei principali paesi di destinazione.

Tutto ciò ha convinto la Comunità Europea e gli stati membri a concedere degli aiuti finanziari alle cantine apparse più in difficoltà: prima, la distillazione di una parte del prodotto invenduto e custodito nelle vasche; poi, la ‘vendemmia verde’ che avrebbe permesso ai produttori di selezionare i grappoli migliori riducendo al contempo la produzione, in vista di una ripresa che appare, giocoforza, lenta e difficile.

Come andrà la vendemmia? Siamo ancora in fase iniziale di raccolta. Ad oggi, sono state vendemmiate le uve destinate a far da base per la spumantizzazione, una parte del Prosecco e del Pinot Grigio. Per le altre varietà, se ne parla in seguito.

Il clima, poi, non ha aiutato: parlando del Friuli-Venezia Giulia diverse giornate di pioggia, un’umidità relativa elevata e qualche giornata di sole hanno creato una situazione a macchia di leopardo, specialmente in pianura: molti appezzamenti hanno offerto uve perfette, dal punto di vista della maturazione e della sanità; altri, invece, dove la maturazione è stata più tardiva, hanno avuto un inizio di acescenza e di acinellatura verde. Questo porta ad un grado alcolico ovviamente più basso e, a causa dell’acinellatura (ossia di acini non sviluppatisi in dimensione né in maturazione), un’acidità più elevata e un tenore in acido malico più elevato.

Diverso il discorso sulle colline; abbiamo contattato personalmente diverse aziende, che hanno riferito come sul Pinot Grigio (come sappiamo non si coltiva Prosecco in collina) il grado alcolico potenziale naturale graviterà attorno ai 13 gradi medi, con acidità nell’ordine di circa 5,5 (se esprimiamo il valore in g/L di acido acetico) ed un pH di circa 3,30.

Ancora difficile prevedere cosa succederà delle varietà più ‘aromatiche’: alla fine, crediamo, dal Friuli-Venezia Giulia usciranno le solite eccellenze in bottiglia, Sauvignon e Traminer Aromatico che potranno stare sul tavolo con i grandi del mondo.

Insomma, questa stagione metterà alla prova le virtù di vignaioli ed enologi: chi ha coltivato la sua terra in maniera virtuosa avrà, al netto di condizioni climatiche avverse che potrebbero ancora insorgere e che speriamo non accadano, grappoli sani e buoni e vini consequenzialmente speciali, esattamente come dicono le previsioni di altre regioni italiane. Chi avrà forse irrigato le proprie vigne in maniera non saggia, potrebbe avere qualche problema in più. La sensazione, oggi, è che la stagione alla fine sarà buona dal punto di vista qualitativo, ma non straordinaria per quanto riguarda il volume, in ettolitri, di vino finito ottenuto. 

Questo potrebbe non essere un dramma, specie alla luce di quanto sta accadendo specie sul mercato statunitense. L’eterogeneità del consumo di vino d’importazione in America, infatti, non permette di fare previsioni ottimistiche a medio-lungo termine: molti stati ancora oggi non permettono l’apertura delle sale interne dei ristoranti, impedendo a molti di questi di riprendere l’attività (non avendo un adeguato déhors); nella moderna distribuzione organizzata si predilige il consumo di vini prodotti fra Oregon e California, ‘America first’; e non dimentichiamo che l’affaire-dazi sui vini italiani è stato solo congelato dall’amministrazione Trump, in attesa di uscire dalla crisi-Coronavirus che ha provocato, dati di ieri, un calo del PIL americano di quasi 32 punti, come non succedeva dal 1947.

Noi siamo fiduciosi: il Friuli-Venezia Giulia deve cercare di mantenere il proprio livello di qualità, nella bottiglia e della bottiglia, resistendo alla tentazione della svendita di liquido ‘sfuso’ a cantine di altre regioni ed a prezzi nemmeno lontanamente remuneranti i costi di coltivazione delle vigne; spero il Governo regionale sia partecipe, come spesso è stato, nella difficoltà del comparto agro-alimentare ad imporsi sui mercati di riferimento. 

Perché il 2020 è un’annata da molti punti di vista speciale: speriamo lo sia anche da quello qualitativo, permettendo al Friuli-Venezia Giulia di non lasciare, anzi di rilanciare nella propria posizione, riconosciuta leader nella produzione di vini particolari. Senza inseguire la facile chimera del prezzo tirato per volumi importanti, esercizio nel quale altre regioni potrebbero facilmente spazzarla via.

Coraggio, vignaioli: è tempo di combattere. E per i friulani-veneto giuliani non sarà certamente una novità. 

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